Antonio Carelli, noto nel mondo
degli amatori, è stato sentito dalla Finanza per due pezzi da 300 mila euro
Monete sparite, nei guai un collezionista Un indagato per
ricettazione nell’inchiesta sul saccheggio a Palazzo Massimo
C’è un altro indagato nell’inchiesta sul Medagliere del Museo
nazionale romano, che ipotizza la sottrazione di alcune monete dalla Collezione
Reale donata da Vittorio Emanuele III all’Italia nel ’46. È Antonio Carelli,
classe 1937, un collezionista famoso non solo fra i colleghi e gli appassionati
di numismatica, ma anche nelle maggiori case d’asta internazionali, a
cominciare da Sotheby’s. Il pm Pietro Giordano gli contesta la ricettazione di
due monete d’oro da 25 e 100 pesetas di Amedeo I di Spagna, con data 1871: per
i consulenti della procura la prima vale tra 75 mila e 100 mila euro; l’altra
tra 175 mila e 200 mila. Dopo aver inviato a Carelli l’avviso di chiusura delle
indagini preliminari, il pm ha emesso il decreto che dispone il giudizio. Ma
secondo la difesa, affidata all’avvocato Carlo Taormina, il processo è
infondato: «Abbiamo già chiarito tutto - precisa il legale -. Gli estremi per
la ricettazione non ci sono». Carelli è finito nell’inchiesta a causa dei suoi
rapporti con il collega Gianmarco Olivari, il collezionista che, stanfo alle
indagini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, avrebbe
materialmente asportato le monete dalle bacheche di Palazzo Massimo. Con
Olivari, morto nel ’97, avrebbero concorso nel reato Silvana Balbi De Caro,
direttrice del Medagliere dal ’76 al 2004, e la sua collaboratrice Gabriella
Angeli Bufalini, accusate di peculato. Fra le monete di cui, secondo la
procura, le due imputate si sarebbero impossessate, ci sarebbero proprio le
pesetas. E queste sarebbero state sostituite con pezzi anch’essi d’oro ma di
valore molto inferiore: 40 lire del 1825 e 80 lire del 1828, entrambe di Carlo
Felice.
Ascoltato come testimone, prima dell’iscrizione nel registro degli indagati,
Carelli ha spiegato che Olivari gli aveva consegnato le pesetas per venderle.
Ma poichè il prezzo era elevato, sui centomila euro, nessun compratore l’aveva
accettato e lui aveva reso le monete. Carelli ha assicurato di non sapere che
quei pezzi d’oro provenissero dal Medagliere ma, secondo l’accusa, un esperto
del suo livello avrebbe almeno dovuto nutrire qualche sospetto. Di qui l’accusa
di ricettazione. Nella perquisizione, tuttavia, le pesetas non sono venute
fuori. E le quattromila monete sequestrate al collezionista sono risultate di provenienza
lecita e restituite.
La difesa sostiene che Carelli è indagato soltanto per il pezzo da cento
pesetas, quello di maggior valore. E ritiene che anche questa accusa sia
destinata a cadere. «Attraverso una pubblicazione - spiega Taormina - abbiamo
dimostrato che Olivari aveva comprato la moneta da Sotheby’s. E dunque che la
ricettazione non c’è».
Lavinia
Di Gianvito